Segnalo questo articolo molto interessante della rivista "Le Scienze", edizione italiana di Scientific American.
Come il colore della luce influenza l'orologio biologico
giovedì 23 aprile 2015
lunedì 20 aprile 2015
Come il cervello codifica le decisioni strategiche
Numerosi studi di neuroscienze hanno analizzato
le regioni cerebrali implicate nelle scelte tra diverse opzioni e la
valutazione dei vantaggi che ne possono derivare. Una nuova ricerca
condotta da Xiaohong Wan e colleghi del Riken Brain Science Institute
di Saitama, in Giappone, e descritta sulla rivista "Nature Neuroscience"
ha ora individuato le popolazioni di neuroni che elaborano le strategie
di attacco e difesa nel cervello di giocatori di Shogi, un gioco da
tavolo giapponese.
Gli autori hanno scelto lo Shoghi, una variante degli scacchi le cui origini risalgono al XVI secolo, perché si tratta di un gioco di strategia cui si evidenzia molto chiaramente se i giocatori sono in fase di difesa o di attacco.
Gli autori hanno scelto lo Shoghi, una variante degli scacchi le cui origini risalgono al XVI secolo, perché si tratta di un gioco di strategia cui si evidenzia molto chiaramente se i giocatori sono in fase di difesa o di attacco.
Wan e
colleghi hanno utilizzato una tecnica di risonanza magnetica funzionale
per rilevare l'attività cerebrale di 17 giocatori esperti mentre
decidevano se particolari configurazioni della scacchiera
rappresentavano un'opportunità per andare all'attacco o per rimanere in
difesa.
In un secondo test, ai giocatori era richiesto di scegliere le mosse di gioco nell'ambito di posizioni e strategie di gioco predeterminate, offensive o difensive. Ciò ha permesso d'identificare le regioni cerebrali che codificavano in modo specifico la strategia invece che la scelta della mossa. Si è così scoperto che le decisioni strategiche venivano prese prima della scelta delle mosse, supportando l'ipotesi che la nostra mente prima adotta una strategia e poi sceglie una particolare azione che la mette in pratica.
In un secondo test, ai giocatori era richiesto di scegliere le mosse di gioco nell'ambito di posizioni e strategie di gioco predeterminate, offensive o difensive. Ciò ha permesso d'identificare le regioni cerebrali che codificavano in modo specifico la strategia invece che la scelta della mossa. Si è così scoperto che le decisioni strategiche venivano prese prima della scelta delle mosse, supportando l'ipotesi che la nostra mente prima adotta una strategia e poi sceglie una particolare azione che la mette in pratica.
Le
scansioni di risonanza magnetica funzionale hanno mostrato che le
informazioni sul tipo di strategia erano codificate in due distinte
regioni cerebrali: quella offensiva nella corteccia cingolata posteriore
e quella difensiva nella corteccia cingolata anteriore rostrale.
Inoltre, la corteccia prefrontale dorso-laterale era implicata nel
confronto del valore delle due diverse strategie.
Quando invece si trattava di prendere decisioni sulle mosse concrete per portare avanti una strategia venivano attivate altre aree cerebrali, nessuna delle quali aveva una correlazione con le aree dedicate alle strategie. Complessivamente, i dati chiariscono alcuni meccanismi fondamentali che sovrintendono alla valutazione delle diverse strategie, nei giochi come nelle decisioni della vita reale.
Quando invece si trattava di prendere decisioni sulle mosse concrete per portare avanti una strategia venivano attivate altre aree cerebrali, nessuna delle quali aveva una correlazione con le aree dedicate alle strategie. Complessivamente, i dati chiariscono alcuni meccanismi fondamentali che sovrintendono alla valutazione delle diverse strategie, nei giochi come nelle decisioni della vita reale.
© 1999 - 2011 Le Scienze S.p.A. Edizione italiana di Scientific American
mercoledì 17 aprile 2013
Meditazione di Consapevolezza (Mindfulness)
MEDITAZIONE DI CONSAPEVOLEZZA (Mindfulness)
lo sviluppo della PRESENZA MENTALE
Cos'é la Presenza
Mentale?
Presenza Mentale significa prestare attenzione al momento presente in
maniera non-giudicante. La nostra vita è spesa principalmente a pensare al
passato e a preoccuparci del futuro. In questo modo perdiamo cosa ci sta
accadendo qui-ed-ora. Viviamo le nostre vite come guidati da un pilota
automatico non essendo realmente consapevoli di quello che pensiamo, sentiamo o
facciamo. La scarsa consapevolezza del momento presente limita la nostra
possibilità di vivere la vita in modo pieno facendoci reagire in modo
automatico alle situazioni invece di scegliere in modo consapevole. La Presenza
Mentale si può acquisire attraverso la Meditazione, lo yoga ed altre pratiche
per l'armonizzazione corpo-mente.
Come viene usata la Presenza Mentale?
Ormai svincolata dall'aspetto più “religioso” la Meditazione
di Consapevolezza viene usata in diversi contesti: nelle università di
Medicina, scuole per infermieri ed assistenti sociali, managers e impiegati,
sportivi, negli USA anche in squadre di basket come i Chicago Bulls o i L.A.
Lakers.
Viene impiegata in programmi per la riduzione dello
stress e nella promozione del benessere psico-fisico.
Quali sono i benefici della Presenza Mentale?
Con la pratica costante le persone hanno più facilità a
rilassarsi, un miglioramento della concentrazione e della creatività, più
energia ed entusiasmo nella propria vita, maggior consapevolezza di sé,
autostima, capacità di relazionarsi agli altri, e nella gestione dello stress.
Le ricerche hanno evidenziato che le persone che meditano regolarmente hanno
meno incidenza a contrarre patologie fisiche e psicologiche legate allo stress,
come disturbi d'ansia, depressione, attacchi di panico, inoltre hanno un
incremento delle funzioni del sistema immunitario.
giovedì 5 luglio 2012
Il potere delle intenzioni
(di Deepak
Chopra)
Se sapessi che i tuoi sogni possono avverarsi, quali esprimeresti? Amore eterno? Salute perfetta? Un nuovo lavoro oppure una nuova sfida? O forse più semplicemente serenità? O magari vorresti soddisfare un desiderio ancora più profondo, come ad esempio rmettere alla tua anima di realizzare il suo destino?
Ogni cosa che accade nell'Universo nasce da un'intenzione. Secondo gli antichi testi Vedici, le Upanishad: "Tu stesso sei il desiderio più forte e profondo che conduce. Ai tuoi desideri seguono le tue intenzioni. Alle tue intenzioni la tua volontà. Alla tua volontà, le tue azioni. Alle tue azioni, il tuo destino".
In definitiva il nostro destino deriva dal livello più profondo dei nostri desideri e delle nostre intenzioni, strettamente correlati tra loro.
COS'È L'INTENZIONE?
Molti dicono che è il pensiero di qualcosa che si vuole raggiungere o portare a compimento. Ma io credo ci sia qualcosa di più profondo ancora. L'intenzione è il modo con cui cerchiamo di soddisfare un certo desiderio, sia di natura materiale, che emotiva, spirituale o fisica. In
definitiva l'obiettivo di ogni intenzione è quello di arricchire di gioia e di benessere la nostra
vita e quella delle persone che ci circondano.
Quando un'intenzione si ripete, essa crea una sorta di rituale, la regolarità di una routine. Più profonda è la sua dimora nel nostro cuore, più probabilità ci sono che la coscienza dell'Universo si attivi per ricreare e manifestare questa nostra intenzione nel mondo fisico. Per questo, se ti senti "bloccato" nella tua vita o se credi che quello che davvero desideri sia impossibile - pensa in grande!
Vai oltre lo stato mentale che in genere ti limita e ti imprigiona. Vai con il pensiero oltre i problemi attuali, le difficoltà e le sfide. Abbi cura delle tue intenzioni, non le abbandonare. Quando nutri con continuità le tue intenzioni più pure e sentite, persino l'impossibile diventa possibile.
COME FARE?
Per ognuna delle tue intenzioni, chiediti: "Come può essermi utile e come può essere utile alle persone con cui io sono in contatto?". Se la risposta è vera gioia e soddisfazione, allora la tua intenzione, cooperando insieme alla nostra mente "non locale", agisce da sola, orchestrando in modo armonico e sublime la sua stessa realizzazione. Ogni nostra intenzione racchiude in sé uno straordinario potere, una capacità organizzativa divina che dobbiamo lasciar agire indisturbata, senza tentare di forzarla o di manipolarla.
L'unica cosa che dobbiamo fare é avere fiducia nel risultato. Questo è l'atteggiamento che ci permette di vedere la sincronicità nel mondo che ci circonda.
Dobbiamo arrivare a percepire con chiarezza che è la nostra anima - e non il nostro ego - ad essere il fulcro interiore con cui entrare in contatto. È in questo momento, quando cioè entriamo in contatto con la parte più profonda di noi stessi, che siamo in sintonia con il nostro destino. Siamo noi il profeta, non lo scenario in cui ci muoviamo.
Che riescano ad osservare e comprendere le proprie intenzioni - anche quelle più importanti e nascoste - manifestarsi nel mondo reale per portare gioia a loro stessi ed al mondo che ci circonda.
Se sapessi che i tuoi sogni possono avverarsi, quali esprimeresti? Amore eterno? Salute perfetta? Un nuovo lavoro oppure una nuova sfida? O forse più semplicemente serenità? O magari vorresti soddisfare un desiderio ancora più profondo, come ad esempio rmettere alla tua anima di realizzare il suo destino?
Ogni cosa che accade nell'Universo nasce da un'intenzione. Secondo gli antichi testi Vedici, le Upanishad: "Tu stesso sei il desiderio più forte e profondo che conduce. Ai tuoi desideri seguono le tue intenzioni. Alle tue intenzioni la tua volontà. Alla tua volontà, le tue azioni. Alle tue azioni, il tuo destino".
In definitiva il nostro destino deriva dal livello più profondo dei nostri desideri e delle nostre intenzioni, strettamente correlati tra loro.
COS'È L'INTENZIONE?
Molti dicono che è il pensiero di qualcosa che si vuole raggiungere o portare a compimento. Ma io credo ci sia qualcosa di più profondo ancora. L'intenzione è il modo con cui cerchiamo di soddisfare un certo desiderio, sia di natura materiale, che emotiva, spirituale o fisica. In
definitiva l'obiettivo di ogni intenzione è quello di arricchire di gioia e di benessere la nostra
vita e quella delle persone che ci circondano.
Quando un'intenzione si ripete, essa crea una sorta di rituale, la regolarità di una routine. Più profonda è la sua dimora nel nostro cuore, più probabilità ci sono che la coscienza dell'Universo si attivi per ricreare e manifestare questa nostra intenzione nel mondo fisico. Per questo, se ti senti "bloccato" nella tua vita o se credi che quello che davvero desideri sia impossibile - pensa in grande!
Vai oltre lo stato mentale che in genere ti limita e ti imprigiona. Vai con il pensiero oltre i problemi attuali, le difficoltà e le sfide. Abbi cura delle tue intenzioni, non le abbandonare. Quando nutri con continuità le tue intenzioni più pure e sentite, persino l'impossibile diventa possibile.
COME FARE?
Per ognuna delle tue intenzioni, chiediti: "Come può essermi utile e come può essere utile alle persone con cui io sono in contatto?". Se la risposta è vera gioia e soddisfazione, allora la tua intenzione, cooperando insieme alla nostra mente "non locale", agisce da sola, orchestrando in modo armonico e sublime la sua stessa realizzazione. Ogni nostra intenzione racchiude in sé uno straordinario potere, una capacità organizzativa divina che dobbiamo lasciar agire indisturbata, senza tentare di forzarla o di manipolarla.
L'unica cosa che dobbiamo fare é avere fiducia nel risultato. Questo è l'atteggiamento che ci permette di vedere la sincronicità nel mondo che ci circonda.
Dobbiamo arrivare a percepire con chiarezza che è la nostra anima - e non il nostro ego - ad essere il fulcro interiore con cui entrare in contatto. È in questo momento, quando cioè entriamo in contatto con la parte più profonda di noi stessi, che siamo in sintonia con il nostro destino. Siamo noi il profeta, non lo scenario in cui ci muoviamo.
Che riescano ad osservare e comprendere le proprie intenzioni - anche quelle più importanti e nascoste - manifestarsi nel mondo reale per portare gioia a loro stessi ed al mondo che ci circonda.
mercoledì 20 giugno 2012
Lascia andare il bisogno di cambiare gli altri
Lascia
andare il bisogno di cambiare gli altri. Il vero amore e' accettare gli altri
nel modo in cui sono, senza cercare di cambiarli. Se vogliamo cambiarli,
significa che non li amiamo così come sono. E’ molto più facile trovare una
persona che sia già nel modo in cui ti piace, invece di cercare di cambiarla.
(Don
Miguel Ruiz - I quattro accordi)
giovedì 17 maggio 2012
MENTE E CERVELLO
Che differenza c’è tra mente e cervello? La mente e la
coscienza sono semplicemente dei riflessi degli impulsi elettrici e della
biochimica del cervello? E da dove nasce la coscienza? E la consapevolezza di
sé? E che ruolo ha la volontà nelle nostre scelte? Siamo liberi di scegliere o
le nostre azioni sono determinate da
neurotrasmettitori e da meccanismi ed impulsi di circuiti neurali, fuori
dal nostro effettivo controllo, come se vivessimo nel mondo di
Matrix...........?
Nell’antichità si pensava che all’interno del cervello vi
fosse una specie di homunculus, un seme di autoconsapevolezza non molto diverso
dall’anima, nucleo irriducibile del nostro sé. Questo ‘omino’ sbirciando dai
nostri occhi e ascoltando attraverso le nostre orecchie dava un senso
all’universo e lo rendeva intelligibile.
Quando la ricerca di sé si è spostata dalla filosofia alla
scienza l’homunculus è stato espulso dalle nostre teste. Il primo pensiero
scientifico con l’intento di fornire una conoscenza esatta dei fenomeni
naturali si concentrò sugli aspetti quantificabili e osservabili della
natura. I pionieri della rivoluzione
scientifica ritenevano essenziale per la veridicità del loro metodo di dover
osservare gli oggetti fisici in modo oggettivo. Un principio centrale del
naturalismo scientifico era la pura oggettivazione dei fenomeni naturali senza
la contaminazione della soggettività.
Siccome la scienza ha avuto un grande successo nel
trattare con il mondo fisico, è stata associata storicamente a una forma filosofica
di fisicalismo, la credenza che la realtà sia interamente riducibile a certi
tipi di entità fisiche. (1)
All’inizio della psicologia William James aveva affermato
che lo strumento migliore per studiare i fenomeni mentali fosse
l’introspezione, affiancata dall’osservazione oggettiva dei comportamenti e
correlata dalle connessioni neurali, ma questa idea fu abbandonata quasi subito.
Nello sforzo di darsi una credibilità come disciplina
scientifica, staccata dalla filosofia, la psicologia si è concentrata
principalmente sulla raccolta di dati relativi al comportamento umano ed ai
fenomeni connessi al funzionamento del cervello, organizzato secondo modelli
statistici generali. In base a questo
modello fisicalistico si è ridotta la complessità della psiche a quei fenomeni
più facilmente osservabili trascurando il dato centrale della psicologia umana:
“la nostra mente quotidiana, la nostra concreta immediata consapevolezza di
esistere, con tutto ciò che comporta in termini di complessità vissuta e sottile
adattamento a una vasta serie di relazioni con il mondo circostante”. (2)
Così per anni lo studio della mente si è soffermato su ciò
che era più facilmente osservabile, e quale manifestazione psichica è la più
osservabile dall’esterno? La psicopatologia, la malattia mentale, la devianza.
Le prime indagini sulla psiche sono state di natura terapeutica: la Psicanalisi
di Freud è nata come psicoterapia partendo dagli studi sull’isteria.
Un altro fenomeno osservabile esternamente è il
comportamento. John B. Watson il fondatore del Comportamentismo arrivava anche
a negare l’umanità dell’uomo, affermando che i comportamenti umani non sono altro
che delle risposte meccaniche a stimoli e condizionamenti ambientali, arrivando
così a negare implicitamente l’esistenza di una volontà libera.
Gli studi sul cervello hanno scoperto le aree correlate a
funzioni psicologiche, ma questo non dimostra che tutti gli eventi mentali
possano essere ridotti ai loro correlati neurali: non si vedono eventi mentali
nel cervello, solo fenomeni elettrochimici.
Per molti anni le emozioni, le motivazioni, la creatività
e altri fenomeni mentali come gli stati di coscienza o le esperienze di natura
religiosa sono stati trascurati o inquadrati in un modello meccanicistico di
tipo stimolo-risposta.
Proprio grazie alle ultime ricerche delle neuroscienze
degli ultimi anni e all’interesse degli studiosi per i metodi di indagine della
mente delle tradizioni spirituali orientali è stato ripreso in considerazione
ed utilizzato il metodo dell’introspezione anche in psicologia.
I metodi contemplativi orientali sono metodi empirici che
si basano sull’esperienza diretta: il pensiero orientale si fonda su 'concetti
intuitivi', che si richiamano all'esperienza immediata piuttosto che altri concetti
ed elementi facenti parte di un sistema teorico. I termini che alludono alla
mente o alla coscienza alludono all'esperienza immediata della soggettiva così
come viene vissuta.
Il pensiero orientale vede l’essere umano dal punto di
vista olistico: l’esperienza umana viene considerata in quanto processo globale
in relazione alla natura nella sua totalità.
L’esperienza umana viene vista alla luce di uno stato di
coscienza risvegliato. Attraverso la meditazione si acquisisce una chiarezza mentale e una consapevolezza
che libera dagli schemi nevrotici che ci condizionano.
Con l’introspezione la consapevolezza e un’ampia gamma di
fenomeni mentali possono essere esaminati direttamente. Per secoli le tradizioni contemplative orientali
hanno sviluppato dei metodi rigorosi per l’indagine della coscienza e della
consapevolezza. Attraverso l’allenamento dell’attenzione si ha modo di
rallentare i pensieri ed il dialogo interno ed
aumentare la chiarezza e la presenza mentale. Questa chiarezza la si
ottiene attraverso la pratica della meditazione profonda. Attraverso la
meditazione ed i loro metodi contemplativi le tradizioni Hindu e Buddhiste hanno
esplorato la mente in profondità arrivando ad una conoscenza molto raffinata
degli eventi mentali interiori, degli stati d’animo, degli effetti positivi o
distruttivi delle emozioni e di come questi abbiano effetti sul corpo, sul
sistema immunitario, sulle malattie e sui processi di guarigione.
Questi risultati sono stati verificati e confermati dagli
studi più recenti delle neuroscienze. Attualmente in diverse parti del mondo
centri di ricerca ed università stanno attuando programmi che studiano gli
effetti della meditazione e della presenza mentale in vari campi di
applicazione: dalla cura dei dolori cronici, alla riduzione dello stress, alla
creatività, alle performances sportive.
La meditazione e le pratiche contemplative orientali non
più viste come qualcosa di esotico o eccentrico possono essere un utile
strumento per la promozione del benessere individuale e collettivo.
(1) Tart C. T. “Stati di Coscienza” , Astrolabio, 1977,
p.220
(2) Welwood J. “L’incontro delle vie” Astrolabio, 1991
p.12
mercoledì 2 maggio 2012
Vivere nel presente
"Vivete ogni presente istante completamente ed il futuro sarà confortante.
Gioite pienamente della meraviglia e della bellezza di ogni momento.
Praticate la presenza della pace. Più fate così, più sentirete la presenza di quella forza nella vostra vita."
(Paramahansa Yogananda)
venerdì 13 aprile 2012
Zengetsu
"Zengetsu, un maestro cinese della dinastia T'ang, scrisse per i suoi allievi i seguenti consigli:
Vivere nel mondo e tuttavia non stringere legami con la polvere del mondo è la linea di condotta di un vero studente di Zen;
Quando assisti alla buona azione di un altro, esortati a seguire il suo esempio. Nell'aver notizia dell'errore di un altro, raccomandati di non imitarlo;
Anche da solo in una stanza buia comportati come se avessi di fronte un nobile ospite;
Esprimi i tuoi sentimenti, ma non diventare più espansivo di quanto la tua vera natura ti detti;
La povertà è il tuo tesoro. Non barattarla mai con una vita agiata;
Una persona può sembrare sciocca e tuttavia non esserlo. Può darsi che stia solo proteggendo con cura il suo discernimento;
Le virtù sono i frutti dell'autodisciplina e non cadono dal cielo da sole come la pioggia o la neve;
La modestia è il fondamento di tutte le virtù;
Lascia che i tuoi vicini ti scoprano prima che tu ti sia rivelato;
Un cuore nobile non si mette mai in mostra. Le sue parole sono come gemme preziose, sfoggiate raramente e di grande valore;
Per uno studente sincero, ogni giorno è un giorno fortunato. Il tempo passa ma lui non resta mai indietro. Né la gloria né l'infamia possono commuoverlo;
Critica te stesso, non criticare mai gli altri. Non discutere di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato;
Alcune cose, benché giuste, furono considerate sbagliate per intere generazioni. Poiché è possibile che il valore del giusto sia riconosciuto dopo molti secoli, non c'è alcun bisogno di pretendere un riconoscimento immediato;
Vivi con un fine e lascia i risultati alla grande legge dell'universo. Trascorri ogni giorno in serena contemplazione."
domenica 18 marzo 2012
"OSSERVARE L'ODIO"
(di Jiddu Krishnamurti)
"Nessuno ti può insegnare ad amare”
Se si potesse insegnare l'amore i problemi del mondo sarebbero molto semplici, no?...
Non è facile imbattersi nell'amore. È invece facile odiare e l'odio può accomunare le persone... Ma l'amore è molto più difficile.
Non si può imparare ad amare: quello che si può fare è osservare l'odio e metterlo gentilmente da parte. Non metterti a fare la guerra all'odio, non star lì a dire che cosa orribile è odiare gli altri. Piuttosto, invece, vedi l'odio per quello che è e lascialo cadere...La cosa importante è non lasciare che l'odio metta radici nella tua mente.
Capisci? La tua mente è come un terreno fertile e qualsiasi problema, solo che gli si dia tempo a sufficienza, vi metterà radici come un'erbaccia e dopo farai fatica a tirarla via. Invece, se tu non lasci al problema il tempo di metter radici, allora non sarà possibile che esso cresca e finirà,piuttosto, con l'appassire. Ma se tu incoraggi l'odio e dai all'odio il tempo di mettere radici, di crescere e di maturare, allora l'odio diventerà un enorme problema.
Al contrario, se ogni volta che l'odio sorge tu lo lasci passare, troverai che la mente si fa sensibile senza diventare sentimentale. E perciò conoscerà l'amore In un passo evangelico Gesù dice: "Non resistete al male" (Mt 5, 39).
È un esercizio che il buon meditante porta sempre con sè, anche fuori dalla nostra sala di meditazione. Una buona pratica qui conduce ad una buona pratica là fuori, e viceversa:Facciamo un esempio. Sono in autobus, seduto in un posto non riservato ad anziani o a persone con difficoltà motorie.
Dentro l'autobus c'è molta gente, tutti i posti a sedere sono occupati e anche le persone in piedi sono di un certo numero. Entra una signora anziana, con evidenti difficoltà nel destreggiarsi; si guarda in giro in cerca di un posto libero, io la noto e le lascio la mia sedia. La signora si siede senza ringraziarmi. Bene : cosa succede a questo punto?
Nella stragrande maggioranza dei casi, nasce in me un moto di stizza, di antipatia per quella donna. Diciamolo pure: odio. Siamo abituati ad associare questa parola a grandi eventi, alla guerra, a relazioni veramente conflittuali.
Ma è da queste piccole situazioni che l'odio si genera in noi;è qui che comincia a sedimentare in noi questo automatismo. Dunque mi accorgo che spesso e volentieri anche le azioni apparentemente più morali, più giuste, tante volte sono dei piccoli ricatti camuffati, dei do ut des: io faccio questa buona azione, ma dall'altra parte ci deve essere un tornaconto. Ti faccio un piacere?
Bene, ma te lo devo fare pagare in un modo o nell'altro: attendo un tuo ringraziamento o un tuo gesto di piena riconoscenza. Faccio qualcosa che viene considerato moralmente elevato?
Allora mi aspetterò un riconoscimento da parte di qualcuno, la famiglia, gli amici, la società, le persone che mi circondano. Invece se vogliamo sviluppare la qualità della benevolenza e della equanimità, due aspetti molto importanti nella pratica della meditazione,bisogna cercare di svincolarci da tutto ciò.
È essenziale partire da queste piccole situazioni - che piccole poi non sono!- per poi procedere verso questioni più pesanti: è come sollevare i pesi, si inizia dal poco e poi, quando si è dovutamente allenati, si aggiungono altri chili al nostro bilanciere.
Dunque, quando il seme dell'ira, dell'odio sta subdolamente facendo ingresso nella nostra mente, noi ci fermiamo, lo osserviamo, creiamo uno spazio vuoto attorno a lui, ed esso in brevissimo tempo scomparirà. Anche qui, come nella pratica meditativa, molto importante è non giudicare il male che fa capolino, ma solo osservarlo in modo distaccato, senza valutarlo in alcun modo.
Lo stato subito seguente a questa operazione sarà qualcosa simile ad una quieta soddisfazione, un pacificato piacere: non ci siamo fatti ingabbiare dalla nostra reazione automatica che genera in noi odio al presentarsi di una certa situazione nella quale ci veniamo a trovare; siamo riusciti a svincolarci da un funzionamento puramente meccanico della nostra persona, abbiamo consapevolmente osservato e mutato il nostro stato.
Si fa in noi quindi chiara la sensazione che su questa via,se perseguita, non si può che giungere ad estirpare un'abitudine malefica e sostituirla con un'abitudine benefica.
Ogni giorno si presentano innumerevoli occasioni per esercitarsi in questo
modo.
Davanti ad ognuna di esse abbiamo due possibilità:
- Continuare ad essere succubi delle circostanze, comportandoci come delle macchine che a certi input danno sempre certi output;
-Oppure svegliarci dal nostro sonno, scegliendo un percorso di liberazione dalla nostra angusta situazione.
Cosa scegliamo?
venerdì 2 marzo 2012
LA RIVOLUZIONE DELLE COSCIENZE
“Non può esserci rivoluzione politica,
sociale o economica:
la sola rivoluzione è quella dello spirito, è individuale.
E se milioni di individui cambiano,
allora la società cambierà di conseguenza,
non il contrario.
Non puoi cambiare prima la società
e sperare che gli individui cambino in seguito.”
Osho
“Ciò che tu sei, il mondo è.
E senza la tua trasformazione, non può avvenire alcuna trasformazione nel mondo”
la sola rivoluzione è quella dello spirito, è individuale.
E se milioni di individui cambiano,
allora la società cambierà di conseguenza,
non il contrario.
Non puoi cambiare prima la società
e sperare che gli individui cambino in seguito.”
Osho
“Ciò che tu sei, il mondo è.
E senza la tua trasformazione, non può avvenire alcuna trasformazione nel mondo”
J. Krishnamurti
“Siate il cambiamento che volete vedere nel mondo”
M.
K. Gandhi
mercoledì 29 febbraio 2012
La mente è la creatrice di tutto
"La mente è la creatrice di
tutto. Voi dovreste, perciò, guidarla per creare soltanto bene. Se vi attaccate
ad un certo pensiero, con la forza dinamica della volontà, esso assume alfine
una tangibile forma esteriore. Quando sarete capaci di impiegare la vostra
volontà sempre per scopi costruttivi, voi diverrete il controllore del vostro
destino."
(Paramahansa Yogananda)

(Paramahansa Yogananda)
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