mercoledì 29 febbraio 2012

La mente è la creatrice di tutto


"La mente è la creatrice di tutto. Voi dovreste, perciò, guidarla per creare soltanto bene. Se vi attaccate ad un certo pensiero, con la forza dinamica della volontà, esso assume alfine una tangibile forma esteriore. Quando sarete capaci di impiegare la vostra volontà sempre per scopi costruttivi, voi diverrete il controllore del vostro destino."

(Paramahansa Yogananda)

 

venerdì 24 febbraio 2012

COACHING ED EMPOWERMENT


Un Coach professionista può utilizzare, domande, riflessioni, richieste ed il dialogo per aiutare il cliente ad identificare gli obiettivi professionali, relazionali o personali, sviluppare strategie, relazioni e piani di azione intesi per raggiungere tali obiettivi. Un coach fornisce un luogo in cui il cliente si senta responsabile di  se stesso attraverso il monitoraggio dei progressi fatti nello sviluppo dei propri piani di azione. Insieme sviluppano  e modificano il piano  a seconda delle esigenze del cliente e delle sue relazioni ambientali. Il Coach spesso agisce come uno “specchio umano” per il cliente attraverso la condivisione di prospettive da un punto di vista esterno e neutrale. Il Coach  fornisce specifiche competenze ed intuizioni per attivare le risorse del cliente verso i propri obiettivi. 


IL PROCESSO DI EMPOWERMENT
Il processo di empowerment  consente ad una persona di sviluppare il proprio potere personale, e relazionarsi positivamente con gli altri, le istituzioni o la società. Ciò che viene definito empowerment può essere definito l'insieme delle seguenti capacità:
  • Avere il potere di prendere delle decisioni da sé.
  • Avere accesso alle informazioni e alle risorse per prendere le giuste decisioni.
  • Avere una pluralità di opzioni dalle quali poter compiere delle scelte (Non solo si/no, o/o).
  • Abilità di esercitare la propria assertività nel processo decisionale collettivo.
  • Avere un atteggiamento positivo nel processo di cambiamento.
  • Abilità di apprendere competenze per migliorare il proprio potere personale o del gruppo.
  • Abilità di cambiare le percezioni degli altri in modo democratico.
  • Essere coinvolto in un processo di crescita e di cambiamento personale permanente.
  • Incrementare l’immagine positiva di sé e saper gestire gli insuccessi.
  • Aumentare la propria abilità di discriminazione per essere consapevole della cosa giusta da fare.
In breve, l’empowerment è il processo che permette di aumentare la conoscenza, le capacità e l’attitudine per far fronte al cambiamento e alle circostanze del lavoro e della vita.



mercoledì 22 febbraio 2012

IL POTERE DELLE INTENZIONI


(di Deepak Chopra)

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Se sapessi che i tuoi sogni possono avverarsi, quali esprimeresti? Amore eterno? Salute perfetta? Un nuovo lavoro oppure una nuova sfida? O forse più semplicemente serenità? O magari vorresti soddisfare un desiderio ancora più profondo, come ad esempio permettere alla tua anima di realizzare il suo destino?

Ogni cosa che accade nell'Universo nasce da un'intenzione. Secondo gli antichi testi Vedici, le Upanishad: "Tu stesso sei il desiderio più forte e profondo che conduce. Ai tuoi desideri seguono le tue intenzioni. Alle tue intenzioni la tua volontà. Alla tua volontà, le tue azioni. Alle tue azioni, il tuo destino".

In definitiva il nostro destino deriva dal livello più profondo dei nostri desideri e delle nostre intenzioni, strettamente correlati tra loro.

COS'È L'INTENZIONE?

Molti dicono che è il pensiero di qualcosa che si vuole raggiungere o portare a compimento. Ma io credo ci sia qualcosa di più profondo ancora. L'intenzione è il modo con cui cerchiamo di soddisfare un certo desiderio, sia di natura materiale, che emotiva, spirituale o fisica. In definitiva l'obiettivo di ogni intenzione è quello di arricchire di gioia e di benessere la nostra vita e quella delle persone che ci circondano.

Quando un'intenzione si ripete, essa crea una sorta di rituale, la regolarità di una routine. Più profonda è la sua dimora nel nostro cuore, più probabilità ci sono che la coscienza dell'Universo si attivi per ricreare e manifestare questa nostra intenzione nel mondo fisico. Per questo, se ti senti "bloccato" nella tua vita o se credi che quello che davvero desideri sia impossibile - pensa in grande!

Vai oltre lo stato mentale che in genere ti limita e ti imprigiona. Vai con il pensiero oltre i problemi attuali, le difficoltà e le sfide. Abbi cura delle tue intenzioni, non le abbandonare. Quando nutri con continuità le tue intenzioni più pure e sentite, persino l'impossibile diventa possibile.

COME FARE?

Per ognuna delle tue intenzioni, chiediti: "Come può essermi utile e come può essere utile alle persone con cui io sono in contatto?". Se la risposta è vera gioia e soddisfazione, allora la tua intenzione, cooperando insieme alla nostra mente "non locale", agisce da sola, orchestrando in modo armonico e sublime la sua stessa realizzazione. Ogni nostra intenzione racchiude in sé uno straordinario potere, una capacità organizzativa divina che dobbiamo lasciar agire indisturbata, senza tentare di forzarla o di manipolarla.

L'unica cosa che dobbiamo fare é avere fiducia nel risultato. Questo è l'atteggiamento che ci permette di vedere la sincronicità nel mondo che ci circonda.

Dobbiamo arrivare a percepire con chiarezza che è la nostra anima - e non il nostro ego - ad essere il fulcro interiore con cui entrare in contatto. È in questo momento, quando cioè entriamo in contatto con la parte più profonda di noi stessi, che siamo in sintonia con il nostro destino. Siamo noi il profeta, non lo scenario in cui ci muoviamo.

Che riescano ad osservare e comprendere le proprie intenzioni - anche quelle più importanti e nascoste - manifestarsi nel mondo reale per portare gioia a loro stessi ed al mondo che ci circonda.

martedì 21 febbraio 2012

LA VITA DOPO I 50 ANNI


Girellando su internet mi sono imbattuto in alcuni siti e blog che parlavano della vita dopo i 50 anni. Avendo passato anch’io da pochi anni la soglia dei 50 l’argomento aveva un particolare interesse. Quando ero più giovane vedevo questo traguardo come la soglia di un inarrestabile declino. Sorprendentemente non mi sento poi così decrepito come mi sarei immaginato.  Aspettavo con terrore quella “crisi dell’età di mezzo” di cui avevo letto e studiato sui testi di psicologia, che ancora non si è presentata o, se è arrivata, non ho riconosciuto…
In uno studio pubblicato nella Harvard Business Review (1), il dr. Carlo Strenger, psicologo, filosofo e docente della Tel Aviv University  chiama questo periodo della vita,  di  “transizione”, grazie al fatto che negli ultimi 40 anni  la vita media si è allungata grazie alle ricerche scientifiche, una corretta alimentazione e un corretto  stile di vita, dopo i 50, la consapevolezza e la realizzazione del sé sono possibilità concrete. Le ricerche sulla meditazione hanno ribaltato la credenza che in età matura le funzionalità cerebrali cominciano a deteriorarsi, per  questi motivi il dott. Strenger ritiene che con un atteggiamento positivo quelli dopo i 50 potrebbero essere “i migliori anni della nostra vita”.
Consideriamo che il  meglio deve ancora arrivare e che i migliori anni sono quelli che abbiamo davanti. Siamo in una fase di maggior consapevolezza rispetto al passato: abbiamo più possibilità di potere realizzare i nostri programmi ed i nostri sogni.
Abbiamo potenziato tutte le nostre abilità e possiamo essere  all'apice della realizzazione del sé. Possiamo diventare quello che avremmo sempre voluto essere.
La consapevolezza delle nostre abilità e dei nostri mezzi ci fa affrontare gli ostacoli  e le difficoltà più serenamente. I cambiamenti sono spunto per l'evoluzione a qualsiasi età: anche buttarsi in una nuova sfida professionale avrà ottime possibilità di successo perché le scelte saranno mature, basate su conoscenze ed esperienze di molti anni e non frutto dell'incoscienza giovanile.
Si apprezza la compagnia: da adulti ci si circonda di persone che si conoscono bene e delle quali si ha stima, per cui il loro supporto è sempre più sincero e utile di quello dei "compagni di avventure" dei più giovani. 

E voi coetanei 50enni cosa ne pensate? Vi sentite in fase "declinante" o ancora pieni di entusiasmo per realizzare nuovi, o vecchi, progetti?

(1) The Existential Necessity of Midlife Change. by Carlo Strenger, Arie Ruttenberg Source: Harvard Business Review

venerdì 3 febbraio 2012

LA SCIENZA INDAGA LA SPIRITUALITA'


Da qualche anno vista la diffusione delle pratiche di meditazione, la scienza ha cominciato a studiarne gli effetti.

Vi è stato un incremento degli studi clinici sulla meditazione, dal momento che sono sempre più frequenti le ricerche che mostrano che le persone che praticano la meditazione regolarmente provano un senso di calma e pace interiore. Ormai da qualche tempo i neuroscienziati stanno dimostrando che attraverso la pratica della meditazione si produce un’alterazione delle frequenze delle onde cerebrali con conseguente riduzione dello stress e delle emozioni negative. I meditatori esperti sono più calmi, reagiscono meglio allo stress quotidiano e rispondono più efficacemente in compiti che richiedono concentrazione e focalizzazione dell’attenzione.  Alcuni ricercatori ritengono che certe modificazione del cervello possano portare benefici fisici come la regolazione della pressione arteriosa, e nella prevenzione delle malattie.  Gli scienziati ed i praticanti di meditazione fra i quali lo stesso Dalai Lama, vogliono ora cercare di capire la durata e la costanza della meditazione che occorre per raggiungere questi risultati : 20 minuti due volte al giorno potrebbero essere sufficienti?

Si discute anche se certi farmaci attivando chimicamente gli stessi meccanismi potrebbero ottenere gli stessi risultati e la stessa pace mentale  di ore di meditazione.

Il dr. David Davidson dell’Università del Wisconsin è stato il primo a studiare e a registrare l’attività  cerebrale dei monaci Tibetani durante la meditazione e ha scoperto che i praticanti più esperti si liberano delle emozioni negative aumentando le onde cerebrali gamma in misura due o anche  tre volte maggiore di quelle riscontrate nei non praticanti.

Il dr. Clifford Saron dell’Università di Davis in California, ha proposto un esperimento particolare. Vuole trovare 30 persone che vivano in ritiro per un anno su una spiaggia della California passando i giorni in lunghe sessioni di ore di intensa meditazione ed essere sottoposti periodicamente ad esami mediante scanner cerebrali, risonanza magnetica, analisi del sangue. Il dr. Safran spera di poter determinare se la meditazione produca modificazioni biologiche permanenti, come nuove cellule cerebrali che diano un senso di tranquillità. E qui si innesta l’interesse delle case farmaceutiche perché se venisse scoperta un’area del cervello responsabile della pace mentale potrebbero creare dei farmaci che provochino lo stesso effetto.

Paul Elkman, professore di psicologia all’Università di California di San Francisco, esperto in espressioni del volto ha riscontrato che i lama Tibetani sono in grado di valutare le  espressioni facciali delle emozioni in modo più rapido ed accurato di migliaia di persone esaminate da lui.  Il prof. Elkman  ritiene che la meditazione offra il modo di fortificare i circuiti che regolano le emozioni e l’attenzione e crede che la pratica potrebbe essere di aiuto a chi soffre da disturbi mentali caratterizzati da reazioni emotive anomale.

Questi studi hanno avuto impulso dal Dalai Lama che era curioso di sapere se queste pratiche millenarie avessero una base scientifiaca. Invitato ad una conferenza nazionale della Society of Neuroscience, ci furono inizialmente delle  polemiche per la petizione di alcuni neuroscienziati che ritenevano non ammissibile che un leader religioso parlasse di scienza. Il Dalai Lama, ivece,  sorprese un po’ tutti perché si  concentrò solo sugli aspetti scientifici dei rapporti fra mente , emozioni negative ed il modo di liberarsene. Ha sbalordito coloro che temevano risposte basate su dogmi o citazioni di verità assolute esordendo con l’affermazione : "Alcuni pensano che l’etica si debba fondare su principi religiosi. Io non la penso così". Fino ad affermare che in caso di conflitto fra scienza e dogmi buddhisti,  il buddhismo dovrebbe conformarsi a fatti certi e verificati. Ha concluso con un appello che la scienza si faccia  guidare da principi etici, ad usare ragione e compassione per scegliere ciò che sia di beneficio per la maggioranza delle persone.