venerdì 24 febbraio 2012

COACHING ED EMPOWERMENT


Un Coach professionista può utilizzare, domande, riflessioni, richieste ed il dialogo per aiutare il cliente ad identificare gli obiettivi professionali, relazionali o personali, sviluppare strategie, relazioni e piani di azione intesi per raggiungere tali obiettivi. Un coach fornisce un luogo in cui il cliente si senta responsabile di  se stesso attraverso il monitoraggio dei progressi fatti nello sviluppo dei propri piani di azione. Insieme sviluppano  e modificano il piano  a seconda delle esigenze del cliente e delle sue relazioni ambientali. Il Coach spesso agisce come uno “specchio umano” per il cliente attraverso la condivisione di prospettive da un punto di vista esterno e neutrale. Il Coach  fornisce specifiche competenze ed intuizioni per attivare le risorse del cliente verso i propri obiettivi. 


IL PROCESSO DI EMPOWERMENT
Il processo di empowerment  consente ad una persona di sviluppare il proprio potere personale, e relazionarsi positivamente con gli altri, le istituzioni o la società. Ciò che viene definito empowerment può essere definito l'insieme delle seguenti capacità:
  • Avere il potere di prendere delle decisioni da sé.
  • Avere accesso alle informazioni e alle risorse per prendere le giuste decisioni.
  • Avere una pluralità di opzioni dalle quali poter compiere delle scelte (Non solo si/no, o/o).
  • Abilità di esercitare la propria assertività nel processo decisionale collettivo.
  • Avere un atteggiamento positivo nel processo di cambiamento.
  • Abilità di apprendere competenze per migliorare il proprio potere personale o del gruppo.
  • Abilità di cambiare le percezioni degli altri in modo democratico.
  • Essere coinvolto in un processo di crescita e di cambiamento personale permanente.
  • Incrementare l’immagine positiva di sé e saper gestire gli insuccessi.
  • Aumentare la propria abilità di discriminazione per essere consapevole della cosa giusta da fare.
In breve, l’empowerment è il processo che permette di aumentare la conoscenza, le capacità e l’attitudine per far fronte al cambiamento e alle circostanze del lavoro e della vita.



mercoledì 22 febbraio 2012

IL POTERE DELLE INTENZIONI


(di Deepak Chopra)

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Se sapessi che i tuoi sogni possono avverarsi, quali esprimeresti? Amore eterno? Salute perfetta? Un nuovo lavoro oppure una nuova sfida? O forse più semplicemente serenità? O magari vorresti soddisfare un desiderio ancora più profondo, come ad esempio permettere alla tua anima di realizzare il suo destino?

Ogni cosa che accade nell'Universo nasce da un'intenzione. Secondo gli antichi testi Vedici, le Upanishad: "Tu stesso sei il desiderio più forte e profondo che conduce. Ai tuoi desideri seguono le tue intenzioni. Alle tue intenzioni la tua volontà. Alla tua volontà, le tue azioni. Alle tue azioni, il tuo destino".

In definitiva il nostro destino deriva dal livello più profondo dei nostri desideri e delle nostre intenzioni, strettamente correlati tra loro.

COS'È L'INTENZIONE?

Molti dicono che è il pensiero di qualcosa che si vuole raggiungere o portare a compimento. Ma io credo ci sia qualcosa di più profondo ancora. L'intenzione è il modo con cui cerchiamo di soddisfare un certo desiderio, sia di natura materiale, che emotiva, spirituale o fisica. In definitiva l'obiettivo di ogni intenzione è quello di arricchire di gioia e di benessere la nostra vita e quella delle persone che ci circondano.

Quando un'intenzione si ripete, essa crea una sorta di rituale, la regolarità di una routine. Più profonda è la sua dimora nel nostro cuore, più probabilità ci sono che la coscienza dell'Universo si attivi per ricreare e manifestare questa nostra intenzione nel mondo fisico. Per questo, se ti senti "bloccato" nella tua vita o se credi che quello che davvero desideri sia impossibile - pensa in grande!

Vai oltre lo stato mentale che in genere ti limita e ti imprigiona. Vai con il pensiero oltre i problemi attuali, le difficoltà e le sfide. Abbi cura delle tue intenzioni, non le abbandonare. Quando nutri con continuità le tue intenzioni più pure e sentite, persino l'impossibile diventa possibile.

COME FARE?

Per ognuna delle tue intenzioni, chiediti: "Come può essermi utile e come può essere utile alle persone con cui io sono in contatto?". Se la risposta è vera gioia e soddisfazione, allora la tua intenzione, cooperando insieme alla nostra mente "non locale", agisce da sola, orchestrando in modo armonico e sublime la sua stessa realizzazione. Ogni nostra intenzione racchiude in sé uno straordinario potere, una capacità organizzativa divina che dobbiamo lasciar agire indisturbata, senza tentare di forzarla o di manipolarla.

L'unica cosa che dobbiamo fare é avere fiducia nel risultato. Questo è l'atteggiamento che ci permette di vedere la sincronicità nel mondo che ci circonda.

Dobbiamo arrivare a percepire con chiarezza che è la nostra anima - e non il nostro ego - ad essere il fulcro interiore con cui entrare in contatto. È in questo momento, quando cioè entriamo in contatto con la parte più profonda di noi stessi, che siamo in sintonia con il nostro destino. Siamo noi il profeta, non lo scenario in cui ci muoviamo.

Che riescano ad osservare e comprendere le proprie intenzioni - anche quelle più importanti e nascoste - manifestarsi nel mondo reale per portare gioia a loro stessi ed al mondo che ci circonda.

martedì 21 febbraio 2012

LA VITA DOPO I 50 ANNI


Girellando su internet mi sono imbattuto in alcuni siti e blog che parlavano della vita dopo i 50 anni. Avendo passato anch’io da pochi anni la soglia dei 50 l’argomento aveva un particolare interesse. Quando ero più giovane vedevo questo traguardo come la soglia di un inarrestabile declino. Sorprendentemente non mi sento poi così decrepito come mi sarei immaginato.  Aspettavo con terrore quella “crisi dell’età di mezzo” di cui avevo letto e studiato sui testi di psicologia, che ancora non si è presentata o, se è arrivata, non ho riconosciuto…
In uno studio pubblicato nella Harvard Business Review (1), il dr. Carlo Strenger, psicologo, filosofo e docente della Tel Aviv University  chiama questo periodo della vita,  di  “transizione”, grazie al fatto che negli ultimi 40 anni  la vita media si è allungata grazie alle ricerche scientifiche, una corretta alimentazione e un corretto  stile di vita, dopo i 50, la consapevolezza e la realizzazione del sé sono possibilità concrete. Le ricerche sulla meditazione hanno ribaltato la credenza che in età matura le funzionalità cerebrali cominciano a deteriorarsi, per  questi motivi il dott. Strenger ritiene che con un atteggiamento positivo quelli dopo i 50 potrebbero essere “i migliori anni della nostra vita”.
Consideriamo che il  meglio deve ancora arrivare e che i migliori anni sono quelli che abbiamo davanti. Siamo in una fase di maggior consapevolezza rispetto al passato: abbiamo più possibilità di potere realizzare i nostri programmi ed i nostri sogni.
Abbiamo potenziato tutte le nostre abilità e possiamo essere  all'apice della realizzazione del sé. Possiamo diventare quello che avremmo sempre voluto essere.
La consapevolezza delle nostre abilità e dei nostri mezzi ci fa affrontare gli ostacoli  e le difficoltà più serenamente. I cambiamenti sono spunto per l'evoluzione a qualsiasi età: anche buttarsi in una nuova sfida professionale avrà ottime possibilità di successo perché le scelte saranno mature, basate su conoscenze ed esperienze di molti anni e non frutto dell'incoscienza giovanile.
Si apprezza la compagnia: da adulti ci si circonda di persone che si conoscono bene e delle quali si ha stima, per cui il loro supporto è sempre più sincero e utile di quello dei "compagni di avventure" dei più giovani. 

E voi coetanei 50enni cosa ne pensate? Vi sentite in fase "declinante" o ancora pieni di entusiasmo per realizzare nuovi, o vecchi, progetti?

(1) The Existential Necessity of Midlife Change. by Carlo Strenger, Arie Ruttenberg Source: Harvard Business Review

venerdì 3 febbraio 2012

LA SCIENZA INDAGA LA SPIRITUALITA'


Da qualche anno vista la diffusione delle pratiche di meditazione, la scienza ha cominciato a studiarne gli effetti.

Vi è stato un incremento degli studi clinici sulla meditazione, dal momento che sono sempre più frequenti le ricerche che mostrano che le persone che praticano la meditazione regolarmente provano un senso di calma e pace interiore. Ormai da qualche tempo i neuroscienziati stanno dimostrando che attraverso la pratica della meditazione si produce un’alterazione delle frequenze delle onde cerebrali con conseguente riduzione dello stress e delle emozioni negative. I meditatori esperti sono più calmi, reagiscono meglio allo stress quotidiano e rispondono più efficacemente in compiti che richiedono concentrazione e focalizzazione dell’attenzione.  Alcuni ricercatori ritengono che certe modificazione del cervello possano portare benefici fisici come la regolazione della pressione arteriosa, e nella prevenzione delle malattie.  Gli scienziati ed i praticanti di meditazione fra i quali lo stesso Dalai Lama, vogliono ora cercare di capire la durata e la costanza della meditazione che occorre per raggiungere questi risultati : 20 minuti due volte al giorno potrebbero essere sufficienti?

Si discute anche se certi farmaci attivando chimicamente gli stessi meccanismi potrebbero ottenere gli stessi risultati e la stessa pace mentale  di ore di meditazione.

Il dr. David Davidson dell’Università del Wisconsin è stato il primo a studiare e a registrare l’attività  cerebrale dei monaci Tibetani durante la meditazione e ha scoperto che i praticanti più esperti si liberano delle emozioni negative aumentando le onde cerebrali gamma in misura due o anche  tre volte maggiore di quelle riscontrate nei non praticanti.

Il dr. Clifford Saron dell’Università di Davis in California, ha proposto un esperimento particolare. Vuole trovare 30 persone che vivano in ritiro per un anno su una spiaggia della California passando i giorni in lunghe sessioni di ore di intensa meditazione ed essere sottoposti periodicamente ad esami mediante scanner cerebrali, risonanza magnetica, analisi del sangue. Il dr. Safran spera di poter determinare se la meditazione produca modificazioni biologiche permanenti, come nuove cellule cerebrali che diano un senso di tranquillità. E qui si innesta l’interesse delle case farmaceutiche perché se venisse scoperta un’area del cervello responsabile della pace mentale potrebbero creare dei farmaci che provochino lo stesso effetto.

Paul Elkman, professore di psicologia all’Università di California di San Francisco, esperto in espressioni del volto ha riscontrato che i lama Tibetani sono in grado di valutare le  espressioni facciali delle emozioni in modo più rapido ed accurato di migliaia di persone esaminate da lui.  Il prof. Elkman  ritiene che la meditazione offra il modo di fortificare i circuiti che regolano le emozioni e l’attenzione e crede che la pratica potrebbe essere di aiuto a chi soffre da disturbi mentali caratterizzati da reazioni emotive anomale.

Questi studi hanno avuto impulso dal Dalai Lama che era curioso di sapere se queste pratiche millenarie avessero una base scientifiaca. Invitato ad una conferenza nazionale della Society of Neuroscience, ci furono inizialmente delle  polemiche per la petizione di alcuni neuroscienziati che ritenevano non ammissibile che un leader religioso parlasse di scienza. Il Dalai Lama, ivece,  sorprese un po’ tutti perché si  concentrò solo sugli aspetti scientifici dei rapporti fra mente , emozioni negative ed il modo di liberarsene. Ha sbalordito coloro che temevano risposte basate su dogmi o citazioni di verità assolute esordendo con l’affermazione : "Alcuni pensano che l’etica si debba fondare su principi religiosi. Io non la penso così". Fino ad affermare che in caso di conflitto fra scienza e dogmi buddhisti,  il buddhismo dovrebbe conformarsi a fatti certi e verificati. Ha concluso con un appello che la scienza si faccia  guidare da principi etici, ad usare ragione e compassione per scegliere ciò che sia di beneficio per la maggioranza delle persone. 



martedì 31 gennaio 2012

MEDITAZIONE

                                                     

Rileggendo un numero della rivista Time di qualche anno fa mi sono imbattuto in un articolo di Joel Stein che parla della meditazione.

Vi riporto un breve riassunto per una riflessione.

Gli scienziati la studiano. I dottori la consigliano. Milioni di americani – la maggior parte dei quali non possiede nemmeno cristalli – la pratica ogni giorno. Perché? Perché funziona.
L’autore parla della  sua esperienza durante un corso di meditazione che ha seguito all’Insight Meditation Society di Barre nel Massachusetts. Dopo aver descritto le iniziali difficoltà del principiante: dalle donne attraenti fasciate da tutine attillate; l’indolenzimento di caviglie e ginocchia; la domanda ricorrente ‘ma io che ci faccio qui? Sto perdendo il mio tempo’; finché improvvisamente scatta qualcosa e per un attimo si trova in uno stato di chiarezza mentale, di pace e serenità. Poi comincia a descrivere il fenomeno che sta trasformando la società americana.


“Non solo gli studi e le ricerche dimostrano che la meditazione rinforza il sistema immunitario, ma ecografie del cervello suggeriscono che potrebbe riprogrammare il cervello a ridurre lo stress. Coloro che non praticano la meditazione stanno diventando una minoranza. Dieci milioni di americani adulti dichiarano di praticare qualche forma di meditazione regolarmente, il doppio rispetto a dieci anni fa. ‘I corsi di meditazione sono pieni di americani medi che non posseggono cristalli, non sono abbonati a riviste New Age,e non risiedono nemmeno a Los Angeles’.  Per i nuovi professionisti emergenti che si rendono conto di essere più stressati delle generazioni  precedenti (di contadini, allevatori di bestiame, fabbricanti di sapone) la meditazione è una via d’uscita. ‘E non devono più andare da qualche guru barbuto in mezzo alla foresta a farlo. (Sta diventando difficile evitarlo)  Infatti i corsi di meditazione sono offerti in scuole, ospedali, studi di avvocati, uffici governativi, aziende e prigioni. Negli aeroporti vi sono delle salette riservate specificamente alla meditazione accanto a cappelle religiose e  Internet points  La meditazione è stata materia di studio in un corso all’accademia militare di West Point, il tema di un articolo nel numero della primavera 2002 del Harward Law Review ed in molti discorsi da spogliatoio dell’allenatore dei Lakers Phil Jackson”.

Prosegue citando altri episodi che documentano la crescente  diffusione della meditazione. Nelle scuole della  Maharishi University Schools a Falirfield  nello Iowa  che comprende università, scuole medie e superiori ed elementari, gli studenti meditano insieme due volte al giorno. Lo Shambala Mountain Center in Colorado è passato dai 1342 visitatori nel 1998 a 15000 previsti nel 2003 (Al tempo dell’articolo). Nelle Catskills di New York gli alberghi si stanno trasformando in centri di meditazione.

“Ma il vero interesse è più medico che culturale. La meditazione è sempre più consigliata da medici come fattore di prevenzione, rallentamento o controllo del dolore delle malattie croniche come problemi cardiaci, AIDS, cancro e sterilità. Viene usata anche per ricreare un equilibrio in disturbi psichici come depressione, iperattività e disturbi dell’attenzione.  Nell’incontro fra misticismo Orientale e scienza Occidentale i dottori stanno abbracciando la meditazione non perché è di moda  ma perché gli studi e le ricerche scientifiche stanno cominciando a mostrare che funziona particolarmente per malattie legate allo stress. ‘Da trent’anni le ricerche sulla meditazione ci dicono che funzionano benissimo come antidoto contro lo stress,’ dice Daniel Goleman, autore di Emozioni Distruttive , coversazioni fra il Dalai Lama e alcuni neuroscienziati. ‘Ma la cosa più interessante delle nuove ricerche è come la meditazione può allenare la mente a rimodellare il cervello.’

A mano a mano che la meditazione ha lasciato da parte l’aspetto più esotico i metodi sono divenuti più pratici. C’è meno incenso che brucia oggi, ma rimane il cuore della filosofia buddhista: la percezione che sedendo in silenzio da 10 a 40 minuti al giorno, concentrati sul respiro, su di un’immagine o una frase, ci si può allenare a focalizzarsi sul momento presente piuttosto che sul passato o il futuro, e si può trascendere la realtà accettandola totalmente.  Nella sua forma più moderna e americanizzata, ha lasciato da una parte i mantram recitati in sanscrito o in tibetano, e li ha sostituiti con un suono o con l’attenzione sul respiro. E’ la pratica della ripetizione che è patrimonio, tecnica comune a molte le religioni.
L’articolista elenca i vari metodi di meditazione delle varie tradizioni e scuole, zen, tibetane e indiane e si sofferma sugli studi scientifici che hanno mostrato monaci in intensa meditazione che possono coscientemente alterare le loro funzioni corporee: dall’insensibilità al dolore alla capacità di alterare la temperatura corporea, il battito cardiaco e la pressione arteriosa. Poi vengono mostrati grafici EEG e foto di TAC in cui si vedono modificazioni delle onde cerebrali. Ora c’è la prova scientifica che i racconti sugli yogi himalayani non erano solo leggende.

Il cervello, così come il corpo, subisce delle sottili modifiche durante le meditazione profonda. I primi studi scientifici negli anni ’60 e ’70 dimostrarono che chi pratica la meditazione è veramente centrato. In india un ricercatore chiamato B. K. Anand ha notato che gli yogis possono entrare in stati meditativi così profondi che non reagivano nemmeno al tocco di un tubo incandescente sul loro braccio. 
“Nel marzo 2000 gli studi sulla meditazione sono entrati in una nuova fase, quando a Dharamsala c’é stato l’incontro fra il Dalai Lama e neuroscienziati e psicologi occidentali in cui ha proposto al Mind and Life Institute di organizzare degli studi sui maestri di meditazione più esperti utilizzando i più avanzati strumenti di immagine e visualizzazione i cui risultati sarebbero stati discussi in settembre in un convegno al MIT.  Questi studi hanno mostrato in modo più dettagliato il funzionamento del cervello durante la meditazione. Hanno scoperto che con la pratica i neuroni si adattano a dirigere l’attività nella zona frontale, quella della concentrazione. E’ ciò che porta ad ‘imparare ad essere totalmente presenti del momento.’ Robert Thurman , direttore della Tibet House dice: “In Asia la meditazione è una sorta di attrezzo che ognuno usa. Non è necessario diventare buddhisti.”

Ma l’interesse americano per la meditazione è aumentato da quando le ricerche hanno dimostrato che “possono vivere più a lungo senza dover fare jogging o mangiare broccoli.”  
Il Dr. Dean Ornish prescrive ai pazienti un “cambiamento di stile di vita, con yoga, meditazione e una sana alimentazione per invertire il processo di sclerosi delle arterie, il dr Jon Kabat-Zinn ha aiutato più di 14.000 persone affetti da cancro, AIDS, e dolori cronici  ad alleviare il dolore senza farmaci insegnando loro a concentrarsi sul dolore e accettarlo invece di resistergli e combatterlo. “ Se pensiamo di poter far qualcosa per loro non siamo sulla strada giusta, ma se cambiamo prospettiva e quadro di riferimento e gli suggeriamo che essi stessi possono fare qualcosa per loro se gli mettiamo a disposizione degli strumenti efficaci, le cose cambiano radicalmente.”  
Così l’unione fra le moderne tecnologie scientifiche e le antichissime tecniche di meditazione stanno portando un cambiamento epocale.

lunedì 23 gennaio 2012

COUNSELING E COACHING


 
 Molte persone mi chiedono che differenza ci sia fra Counseling e Coaching. In effetti non c'è molta differenza: entrambi hanno come obiettivo lo sviluppo delle potenzialità della persona attraverso l'attivazione delle risorse interne. La differenza più evidente è che il Counseling si è sviluppato più in ambito "sociale" e della salute mentale, mentre il Coaching in ambito aziendale, anche se vi sono counselors che operano in azienda e Life Coaches che si occupano di salute mentale.
Ecco alcune definizioni che ne indicano le differenze.
 
                                                               Counseling

Il counseling è un intervento professionale orientato alla prevenzione del disagio individuale e sociale. Si occupa  di problemi specifici come prendere decisioni, sviluppare la conoscenza di sé, migliorare il proprio modo di relazionarsi agli altri. Il counseling ritiene che ogni individuo sia autonomo e il suo intervento è mirato ad incentivare il concetto di responsabilità individuale. Per questo il counselor ha nei confronti del proprio cliente un atteggiamento attivo, propositivo e stimolante le capacità di scelta. Il counseling si configura dunque come un intervento di tipo psicopedagogico, e non psicologico in senso stretto. Il Counselor è la Figura Professionale che, avendo seguito un corso di studi almeno triennale, ed in possesso pertanto di un diploma rilasciato da specifiche scuole di formazione di differenti orientamenti teorici, è in grado di favorire la soluzione di disagi esistenziali di origine psichica che non comportino tuttavia una ristrutturazione profonda della personalità.

L'intervento di counseling può essere definito come la possibilità di offrire un orientamento o un sostegno a singoli individui o a gruppi, favorendo lo sviluppo e l'utilizzazione delle potenzialità del cliente.

                                                               Coaching

Si definisce coaching il processo attraverso il quale si aiutano individui e gruppi di persone a raggiungere il massimo livello delle proprie capacità di performance.
Le metodologie del coaching sono “orientate al risultato” piuttosto che “centrate su problema”. Tendono ad essere “centrate sulla soluzione", ad incentivare lo sviluppo di nuove strategie di pensiero e di azione,  piuttosto che cercare di risolvere problemi e conflitti del passato.  

Il termine “coach” in inglese significa “carro, carrozza”. Un coach è un veicolo che trasporta una persona o un gruppo di persone da un luogo di partenza a un luogo di arrivo desiderato.

La nozione di coaching nel senso “educativo-formativo” del termine è derivata dal concetto che il tutor “porta” o “trasporta” lo studente attraverso il suo percorso di esami. Il coach/formatore è un “tutor privato” con il ruolo di formare o addestrare i singoli individui o squadre a realizzare delle performance.
Il Coaching consiste nel fornire alle persone un aiuto efficace per raggiungere dei risultati nell’ambito di una gamma di livelli. Si concentra sul rafforzamento dell’identità e dei valori e sulla realizzazione di sogni e obiettivi. (Dilts)

domenica 15 maggio 2011

Psicosintesi

"Un metodo di auto-formazione e realizzazione psico-spirituale per tutti coloro che non vogliono accettare di restare schiavi dei loro fantasmi interiori e degli influssi esterni, di subire passivamente il gioco delle forze psicologiche che si svolge in loro, ma vogliono diventare padroni del proprio regno interiore."
(Roberto Assagioli)

La Psicosintesi è l’unico modello e teoria psicologica originale sviluppato in Italia. Fondata dallo psichiatra Roberto Assagioli ha una concezione unitaria dell’essere umano e si propone di approfondire la conoscenza di sé, di sviluppare le proprie potenzialità e la propria creatività, di armonizzare tutte le componenti della personalità, attraverso tecniche espressive come il disegno libero, la scrittura o la musica, e strumenti di riflessione interiore quali la visualizzazione simbolica e la meditazione.



Assagioli è stato un innovatore e ha dato un importante contributo alla Psicologia Umanistica e alla Psicologia Transpersonale. La sua visione dell’uomo ha contribuito a spostare l’indagine psicologica, da un paradigma orientato alla patologia ad un metodo di indagine di crescita personale ed “educazione interiore” per tutti, non solo per i “malati” ma anche per i “sani”. Anche se si è sviluppata come psicoterapia, già il nome che aveva scelto prima chiamare il suo metodo Psicosintesi, “Psicagogia”, rimanda ad una concezione più umanistica, in cui è centrale l’idea dell’autocoscienza.

Viene enfatizzato che:

• ogni individuo è in costante evoluzione, sviluppo, accrescimento, e tende a realizzare le sue potenzialità latenti.

• L’importanza del significato, che ognuna dà alla sua vita.

• Il riconoscimento dell’importanza dei valori, etico, estetico, noetico, religioso.

• La consapevolezza delle motivazioni che determinano scelte e decisioni.

• La responsabilità di tali scelte e decisioni.

• Lo sviluppo e l’allenamento della volontà.

• L’importanza delle esperienze positive, creative denominate le “esperienze delle vette”(peak experiences): autorealizzazione, realizzazione, illuminazione, pace e gioia”.(1)



L’enfasi su queste qualità umane piuttosto che sulla patologia fanno della psicosintesi un modello di lavoro molto efficace per il counseling.





(1) Roberto Assagioli, Principi e metodi della Psicosintesi Terapeutica, 1973, Astrolabio.