venerdì 13 aprile 2012
Zengetsu
"Zengetsu, un maestro cinese della dinastia T'ang, scrisse per i suoi allievi i seguenti consigli:
Vivere nel mondo e tuttavia non stringere legami con la polvere del mondo è la linea di condotta di un vero studente di Zen;
Quando assisti alla buona azione di un altro, esortati a seguire il suo esempio. Nell'aver notizia dell'errore di un altro, raccomandati di non imitarlo;
Anche da solo in una stanza buia comportati come se avessi di fronte un nobile ospite;
Esprimi i tuoi sentimenti, ma non diventare più espansivo di quanto la tua vera natura ti detti;
La povertà è il tuo tesoro. Non barattarla mai con una vita agiata;
Una persona può sembrare sciocca e tuttavia non esserlo. Può darsi che stia solo proteggendo con cura il suo discernimento;
Le virtù sono i frutti dell'autodisciplina e non cadono dal cielo da sole come la pioggia o la neve;
La modestia è il fondamento di tutte le virtù;
Lascia che i tuoi vicini ti scoprano prima che tu ti sia rivelato;
Un cuore nobile non si mette mai in mostra. Le sue parole sono come gemme preziose, sfoggiate raramente e di grande valore;
Per uno studente sincero, ogni giorno è un giorno fortunato. Il tempo passa ma lui non resta mai indietro. Né la gloria né l'infamia possono commuoverlo;
Critica te stesso, non criticare mai gli altri. Non discutere di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato;
Alcune cose, benché giuste, furono considerate sbagliate per intere generazioni. Poiché è possibile che il valore del giusto sia riconosciuto dopo molti secoli, non c'è alcun bisogno di pretendere un riconoscimento immediato;
Vivi con un fine e lascia i risultati alla grande legge dell'universo. Trascorri ogni giorno in serena contemplazione."
domenica 18 marzo 2012
"OSSERVARE L'ODIO"
(di Jiddu Krishnamurti)
"Nessuno ti può insegnare ad amare”
Se si potesse insegnare l'amore i problemi del mondo sarebbero molto semplici, no?...
Non è facile imbattersi nell'amore. È invece facile odiare e l'odio può accomunare le persone... Ma l'amore è molto più difficile.
Non si può imparare ad amare: quello che si può fare è osservare l'odio e metterlo gentilmente da parte. Non metterti a fare la guerra all'odio, non star lì a dire che cosa orribile è odiare gli altri. Piuttosto, invece, vedi l'odio per quello che è e lascialo cadere...La cosa importante è non lasciare che l'odio metta radici nella tua mente.
Capisci? La tua mente è come un terreno fertile e qualsiasi problema, solo che gli si dia tempo a sufficienza, vi metterà radici come un'erbaccia e dopo farai fatica a tirarla via. Invece, se tu non lasci al problema il tempo di metter radici, allora non sarà possibile che esso cresca e finirà,piuttosto, con l'appassire. Ma se tu incoraggi l'odio e dai all'odio il tempo di mettere radici, di crescere e di maturare, allora l'odio diventerà un enorme problema.
Al contrario, se ogni volta che l'odio sorge tu lo lasci passare, troverai che la mente si fa sensibile senza diventare sentimentale. E perciò conoscerà l'amore In un passo evangelico Gesù dice: "Non resistete al male" (Mt 5, 39).
È un esercizio che il buon meditante porta sempre con sè, anche fuori dalla nostra sala di meditazione. Una buona pratica qui conduce ad una buona pratica là fuori, e viceversa:Facciamo un esempio. Sono in autobus, seduto in un posto non riservato ad anziani o a persone con difficoltà motorie.
Dentro l'autobus c'è molta gente, tutti i posti a sedere sono occupati e anche le persone in piedi sono di un certo numero. Entra una signora anziana, con evidenti difficoltà nel destreggiarsi; si guarda in giro in cerca di un posto libero, io la noto e le lascio la mia sedia. La signora si siede senza ringraziarmi. Bene : cosa succede a questo punto?
Nella stragrande maggioranza dei casi, nasce in me un moto di stizza, di antipatia per quella donna. Diciamolo pure: odio. Siamo abituati ad associare questa parola a grandi eventi, alla guerra, a relazioni veramente conflittuali.
Ma è da queste piccole situazioni che l'odio si genera in noi;è qui che comincia a sedimentare in noi questo automatismo. Dunque mi accorgo che spesso e volentieri anche le azioni apparentemente più morali, più giuste, tante volte sono dei piccoli ricatti camuffati, dei do ut des: io faccio questa buona azione, ma dall'altra parte ci deve essere un tornaconto. Ti faccio un piacere?
Bene, ma te lo devo fare pagare in un modo o nell'altro: attendo un tuo ringraziamento o un tuo gesto di piena riconoscenza. Faccio qualcosa che viene considerato moralmente elevato?
Allora mi aspetterò un riconoscimento da parte di qualcuno, la famiglia, gli amici, la società, le persone che mi circondano. Invece se vogliamo sviluppare la qualità della benevolenza e della equanimità, due aspetti molto importanti nella pratica della meditazione,bisogna cercare di svincolarci da tutto ciò.
È essenziale partire da queste piccole situazioni - che piccole poi non sono!- per poi procedere verso questioni più pesanti: è come sollevare i pesi, si inizia dal poco e poi, quando si è dovutamente allenati, si aggiungono altri chili al nostro bilanciere.
Dunque, quando il seme dell'ira, dell'odio sta subdolamente facendo ingresso nella nostra mente, noi ci fermiamo, lo osserviamo, creiamo uno spazio vuoto attorno a lui, ed esso in brevissimo tempo scomparirà. Anche qui, come nella pratica meditativa, molto importante è non giudicare il male che fa capolino, ma solo osservarlo in modo distaccato, senza valutarlo in alcun modo.
Lo stato subito seguente a questa operazione sarà qualcosa simile ad una quieta soddisfazione, un pacificato piacere: non ci siamo fatti ingabbiare dalla nostra reazione automatica che genera in noi odio al presentarsi di una certa situazione nella quale ci veniamo a trovare; siamo riusciti a svincolarci da un funzionamento puramente meccanico della nostra persona, abbiamo consapevolmente osservato e mutato il nostro stato.
Si fa in noi quindi chiara la sensazione che su questa via,se perseguita, non si può che giungere ad estirpare un'abitudine malefica e sostituirla con un'abitudine benefica.
Ogni giorno si presentano innumerevoli occasioni per esercitarsi in questo
modo.
Davanti ad ognuna di esse abbiamo due possibilità:
- Continuare ad essere succubi delle circostanze, comportandoci come delle macchine che a certi input danno sempre certi output;
-Oppure svegliarci dal nostro sonno, scegliendo un percorso di liberazione dalla nostra angusta situazione.
Cosa scegliamo?
venerdì 2 marzo 2012
LA RIVOLUZIONE DELLE COSCIENZE
“Non può esserci rivoluzione politica,
sociale o economica:
la sola rivoluzione è quella dello spirito, è individuale.
E se milioni di individui cambiano,
allora la società cambierà di conseguenza,
non il contrario.
Non puoi cambiare prima la società
e sperare che gli individui cambino in seguito.”
Osho
“Ciò che tu sei, il mondo è.
E senza la tua trasformazione, non può avvenire alcuna trasformazione nel mondo”
la sola rivoluzione è quella dello spirito, è individuale.
E se milioni di individui cambiano,
allora la società cambierà di conseguenza,
non il contrario.
Non puoi cambiare prima la società
e sperare che gli individui cambino in seguito.”
Osho
“Ciò che tu sei, il mondo è.
E senza la tua trasformazione, non può avvenire alcuna trasformazione nel mondo”
J. Krishnamurti
“Siate il cambiamento che volete vedere nel mondo”
M.
K. Gandhi
mercoledì 29 febbraio 2012
La mente è la creatrice di tutto
"La mente è la creatrice di
tutto. Voi dovreste, perciò, guidarla per creare soltanto bene. Se vi attaccate
ad un certo pensiero, con la forza dinamica della volontà, esso assume alfine
una tangibile forma esteriore. Quando sarete capaci di impiegare la vostra
volontà sempre per scopi costruttivi, voi diverrete il controllore del vostro
destino."
(Paramahansa Yogananda)

(Paramahansa Yogananda)
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